Servizio giornalistico di STUDIO 100 TV, canale 15 del digitale terrestre, relativo al Premio Taras per l'Arte.

Domenica 22 gennaio 2017 presso Palazzo Barion Santamato a Taranto.


Speciale Premio Taras per l'Arte, a cura del giornalista Leo Spalluto

Domenica 22 gennaio 2017 presso Palazzo Barion Santamato a Taranto.


Servizio giornalistico di Canale 189 TV relativo alla Rassegna nazionale d'Arte "Il senso della Vita" con Premio Calice di Vita.

Sabato 3 settembre 2017 presso il Castello De Falconibus di Pulsano


Video tratto dal Tg di Studio 100 TV del 13-07-2014 canale 15 del digitale terrestre, relativo alla Rassegna d'Arte Contemporanea "Le Vie dei Colori" III Edizione presso Casa Vestita a Grottaglie 


Carla Grassano

 

Mediterraneo

Olio su tela

50x40

2011

 

“Mediterraneo”

 

Questo dipinto della dott.ssa Carla Grassano ci riporta a lievi momenti di pura contemplazione, ad attimi di pace lontano dai rumori delle nostre città.

In questo paesaggio mediterraneo grande importanza assumono le tonalità pastello dei colori che conferiscono al dipinto una luce piena, tipica di una bellissima giornata d’estate nelle ore calde del mattino.

Cullati dal suono delle onde del mare tra raffinati resti di civiltà antiche e i classici muretti a secco, tipici del nostro sud, siamo trasportati in un viaggio onirico tra presente e passato. (Vincenzo Massimillo)



Il Bene e il Male

 

Brano tratto da “Il diavolo e la signorina Prym” di Paulo Coelho

 

…Lo straniero, però, era deciso a dimostrare che la sua cultura valeva più dello sforzo di ciascuno degli uomini e delle donne che si trovavano nel bar. Indicò una cornice appesa a una parete:

“Sapete che cos’è? E’ uno dei dipinti più famosi del mondo: L’ultima cena, di Leonardo da Vinci. Sono raffigurati Gesù e gli apostoli.”

“Non dev’essere poi tanto famoso,” disse la padrona dell’albergo. “L’ho pagato molto poco.”

“Quella è solo una riproduzione. Il dipinto si trova in una chiesa molto lontano da qui. Esiste una leggenda su questo affresco e forse vi piacerebbe conoscerla.”

Tutti annuirono, e ancora una volta Chantal si vergognò di trovarsi lì, ad ascoltare un uomo che esibiva la propria conoscenza sterile, solo per dimostrare di saperne più degli altri.

“Quando concepì questo dipinto, Leonardo da Vinci si trovò alle prese con una grande difficoltà: aveva bisogno di dipingere il Bene nell’immagine di Gesù, e il Male, nella figura di Giuda, il discepolo che scelse di tradirlo durante la cena. Dovette interrompere il lavoro a metà, fino a quando non fosse riuscito a trovare i modelli ideali.

“Un giorno, mentre ascoltava un coro, in uno dei ragazzi vide l’immagine perfetta di Cristo. Lo invitò nel suo studio e ne riprodusse i lineamenti in vari studi e bozzetti.

“Passarono tre anni. Il dipinto era quasi terminato, ma Leonardo non aveva ancora trovato il modello per Giuda. Il cardinale – il responsabile della chiesa – lo sollecitò, pretendendo che terminasse entro breve la sua opera.

“Dopo alcuni giorni di ricerche, il pittore incontrò un giovane prematuramente invecchiato, lacero, ubriaco, che giaceva riverso in un fosso. Con difficoltà, chiese ai suoi assistenti di condurlo in chiesa, giacchè non aveva più tempo di fare alcun bozzetto.

“Il mendicante fu trasportato fino alla chiesa. Non capiva cosa gli stesse succedendo: gli assistenti lo tenevano in piedi mentre Leonardo copiava i lineamenti dell’empietà, del peccato, dell’egoismo, che apparivano ben marcati su quel viso.

“Quando il lavoro fu ultimato, il mendicante – ormai ripresosi dalla sbronza – aprì gli occhi e notò il dipinto davanti a sé. E con un misto di sgomento e tristezza, disse:

“ ‘Ho già visto questo dipinto!’

“ ‘Quando?’ domandò Leonardo, sorpreso.

“ ‘Tre anni fa, prima che perdessi tutto ciò che possedevo. In quel periodo, cantavo in un coro, e la mia vita era piena di sogni… Un artista mi invitò a posare come modello per il viso di Gesù.’”

 

Lo straniero fece una lunga pausa. I suoi occhi fissavano il prete, che bevevo una birra, ma Chantal sapeva che le parole che stava per pronunciare erano rivolte a lei:

“Il Bene e il Male hanno la stessa faccia. Tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano.”……  


Brano tratto da “Il diavolo e la signorina Prym”

di Paulo Coelho

  

“Come ti stavo dicendo, Ahab raccontava sempre una storia sul cielo e l’inferno; anticamente i genitori la tramandavano ai figli, ma oggi è dimenticata. Un uomo, il suo cavallo e il suo cane camminavano lungo una strada.. Mentre passavano vicino a un albero gigantesco, un fulmine li colpì uccidendoli all’istante. Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…”.

Berta pensò al marito, che continuava a insistere perché allontanasse la giovane, giacchè aveva qualcosa di importante da dirle. Forse era arrivato il momento di spiegargli che era morto e che doveva smetterla di interrompere la storia.

“Il cammino era molto lungo; dovevano salire su una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro del quale s’innalzava una fontana da cui sorgeva dell’acqua cristallina. Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.

“ ‘Buongiorno.’

“ ‘Buongiorno,’ rispose il guardiano.

“ ‘Che luogo è mai questo , tanto bello?’

“ ‘E’ il cielo.’

“ ‘Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!’

“ ‘Puoi entrare e bere a volontà.’ Il guardiano indicò la fontana.

“ ‘Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete.’

“ ‘Mi dispiace molto,’ disse il guardiano, ‘ ma qui non è permessa l’entrata agli animali.’

“L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo. Ringraziò il guardiano e proseguì.

Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta , che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi. All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello, probabilmente era addormentato.

“ ‘Buongiorno,’ disse il viandante.

“ L’uomo fece un cenno con il capo.

“ ‘Io, il mio cavallo e il mio cane abbiamo molta sete.’

“ ‘C’è una fonte fra quei massi,’ disse l’uomo e indicando il luogo aggiunse ‘Potete bere a volontà.’

“ L’uomo, il cavallo e il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.

“ Il viandante andò a ringraziare. ‘Tornate quando volete,’ rispose l’uomo.

“ ‘ A proposito, come si chiama questo posto?.’

“ ‘Cielo’

“ ‘Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!’

“ ‘Quello non è il cielo, è l’inferno.’

“ Il viandante rimase perplesso. Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni!’

“ ‘Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici…’”    


La Pittura

 

Uno dei momenti culminanti della meditazione filosofica di Leonardo è l’esaltazione della pittura, che egli ha in comune con molti artisti e uomini di pensiero rinascimentali (nell’antichità e nel Medio Evo la pittura era stata considerata per lo più arte “meccanica” perché aveva bisogno delle mani).

Egli vagheggia un tipo di ideale di pittore-filosofo, che non imiti semplicemente la natura ritraendo le forme corporee , ma ne sappia cogliere l’intimo procedimento creativo, cioè la dinamicità delle forze che producono il moto dell’universo. Il pittore deve esprimere gli oggetti cogliendoli nella relazione intima con la vita tutta del cosmo; deve sapere unire all’evidenza, data dalla sua piena adesione sensibile alla natura, il discorso della mente che comprende le cause e le leggi della vita. Deve, insomma cogliere ed effigiare nella sua opera la suprema armonia del mondo.

In tal modo, egli dice, “la mente del pittore si tramuta in una similitudine di mente divina, imperochè con la libera potestà discorre alla generazione di diverse essenze”.

 

Se ‘l pittore vol vedere bellezze che lo innamorino, egli n’è signore di generarle (1), e se vol vedere cose mostruose, che spaventino, o che siano buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è signore e dio. E se vol generare siti e deserti, boschi ombrosi o foschi ne’ tempi caldi, esso li figura, e così lochi caldi ne’ tempi freddi. Se vol valli, se vole delle alte cime dei monti scoprire gran campagna, e se vole dopo quelle vedere l’orizzonte del mare, egli n’è signore, e se dalle basse valli vol vedere gli alti monti, o dagli alti monti le bassi valli e spiagge. E in effetto ciò ch’è nell’universo per essenza, presenzia o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani (2), e quelle sono di tanta eccellenzia (3), che in pari tempi generano una proporzionata armonia di un solo sguardo, qual fanno le cose.

 

  1. egli.. generarle: è padrone di generarle, di crearle. Lo stesso senso ha la frase che conclude il periodo. Il concetto è ribadito più volte: tutto il passo è un inno alla potenza del pittore, alla sua capacità di andare oltre le immaginazioni contingenti e immediate, per intuire e raffigurare la pura, universale forma della vita.
  2. E..mani: E in realtà, egli ha prima nella mente e poi nelle mani (cioè prima comprende col suo spirito e poi raffigura sensibilmente) tutto ciò che è nell’universo, cioè le essenze (le intime leggi che regolano il continuo e molteplice fluire della vita), gli oggetti (ciò che è per presenzia), le cose generate dalla nostra immaginazione.
  3. e quelle…eccellenzia: la mano del pittore traduce l’intuizione del suo spirito in una proporzionata armonia, esprime cioè l’armonia che la mente ha scoperto nelle cose, nella realtà.

 

Fonte: Letteratura Italiana, Mario Pazzaglia, Zanichelli Editore


Poesia in dialetto tarantino che mi è stata dedicata in occasione della festività del 13 dicembre 2010 di Santa Lucia dal maestro Nicola Giudetti.


Dedicato a mia moglie

 

Odio:

 

La maleducazione,

il finto perbenismo,

la falsità,

le persone aggressive,

coloro che si ritengono superiori come se fossero su un piedistallo (ma di creta),

l'ipocrisia,

i maldicenti,

coloro che amano fare il doppio gioco,

le persone subdole,

coloro che non prendono mai una posizione perchè fa tanto comodo,

i bugiardi.

 

Amo tutto ciò che va contro quanto detto prima

ed in particolare quanto Leonardo affermava nei suoi pensieri qualche secolo fa,

 

Amo

 

La coerenza (dote rara),

la vera dignità umana,

la saggezza,

la professionalità,

la democrazia,

la vera amicizia,

la pazienza,

la riservatezza,

la sincerità,

l'Arte con la A maiuscola

 

Amo mia moglie perchè è una vera Signora

A proposito Auguri di buon compleanno

 

Enzo

 


Pensieri

 

Raccogliamo sotto questo titolo le massime incisive e sintetiche, occasionali, rapidamente schizzate, nei codici di Leonardo, accanto a un disegno, a un progetto di macchina, o al primo abbozzo di una stesura di una trattazione scientifica più ampia.

Le massime di Leonardo appaiono come rivelazione finalmente raggiunta, come la scoperta del significato del nostro vivere, del nostro destino. Nel loro breve giro sentiamo espressa drammaticamente la passione e la tensione di un’anima, che chiusa nella propria assorta e meditativa solitudine, solleva lo sguardo alle stelle, riconosce una propria missione e una propria dignità nel ritmo vorticoso e molteplice della vita universa. Lo stile delle massime riflette questa tensione, questa lucida passione intellettuale che si placa in una convinta adesione alla vita, alla sua perenne dinamicità.

Ogni pensiero sarà accompagnato da una spiegazione

 

1. Il voto nasce quando la speranza more

La speranza è la vita dell’anima, il suo continuo protendersi verso la vita, l’azione. Quando essa muore nasce in noi il vuoto.

 

2. Chi non punisce il male, comanda che si facci

Nei confronti del male non vi può essere acquiescenza: essa è colpevole quanto il male, perché lo consente e se ne rende complice.

 

3. Non si po’ avere maggior, né minor signoria che quella di se medesimo

La signoria (cioè il pieno dominio) su se stessi è la più difficile è la più grande. Ma spesso nulla possediamo meno di noi stessi, quando ci lasciamo travolgere dai più perversi istinti.

 

4. Chi poco pensa molto erra

La dignità dell’uomo è nel pensiero.

 

5. Non si dimanda ricchezza quella che si può perdere. La virtù è vero nostro bene ed è vero premio del suo possessore . Lei non si può perdere, lei non ci abbandona, se prima la vita non ci lascia. Le robe e le esterne dovizie sempre le tieni con timore, ispesso lasciano con iscorno e sbeffato il loro possessore, perdendo lor possessione.

Non si dimanda: non si chiama

Perdendo: quando egli perde. I beni materiali non sono soggetti alla nostra volontà, ma al caso, spesso alla violenza rapace degli altri. Solo la virtù, da noi liberamente scelta, è cosa nostra, perché dipende unicamente dalla nostra ragione e dalla nostra volontà

 

6. Non ci manca modi né vie di compartire e misurare questi nostri miseri giorni, i quali ci debba ancor piacere di non ispenderli e trapassagli indarno e sanza alcuna loda e sanza lasciare di sé alcuna memoria nelle menti de’ mortali. Acciò che questo nostro misero corso non trapassi indarno.

Di compartire e misurare: Di dedicare ordinatamente e consapevolmente a qualche nobile attività.

Questi nostri miseri giorni: miseri perché brevi e fugaci (sotto, dirà misero tempo). Leonardo accetta con virile rassegnazione la nostra suprema necessità, la nostra condanna a morire; ciò che conta è non vivere invano, ma seguendo un ideale che dia un senso alla nostra esistenza, che giovi a noi e agli altri.

 

7. O dormiente che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine colla morte; o perché non fai adunque tale opera che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo, che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?

Il contenuto è pressappoco quello del pensiero precedente espresso con vibrazione drammatica più intensa.

 

8. Salvatico è quel che si salva.

Colui che si isola dal volgo (salvatico, quasi selvaggio, lontano dal consorzio umano) si salva; ritrova infatti nell’approfondita e non distratta meditazione solitaria la verità e la saggezza, unica, autentica dignità dell’uomo.

 

9. Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire così una vita bene usata dà lieto morire.

Vedi pensieri 6 e 7

 

10. Dov’è più sentimento, lì è più, né martiri, gran martire

Quanto più un’anima è sensibile e profonda tanto più è aperta alla sofferenza.

 

11. La vita bene spesa lunga è.

La vita non è né misera né breve se è spesa in nome di un ideale che le dia un significato e la prolunghi, oltre la morte, nella memoria degli uomini.

 

12. E questo omo ha una somma pazzia, cioè che sempre stenta per non istentare e la vita se li fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.

Breve e fugace è la vita per chi non cerca in essa il piacere. Costui stenta, si travaglia per trovare un’effimera felicità; spera di godere quei beni che persegue di continuo insaziabile; e mentre spera la vita fugge, senza gioia, senza significato.

 

13. Tristo è quel discepolo che non avanza il maestro.

Che non avanza: che non supera.

E’ vile e disposto al male, cioè a macchiare la propria dignità di uomo chi non sente il bisogno di superare il maestro, di procedere più avanti nella via che questi gli ha additato. Per Leonardo la vita è continua e generosa conquista.

 

14. L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.

Il presente è come l’acqua che tu tocchi di un fiume: è l’ultima di quella che è già trascorsa verso la foce, la prima di quella che fluisce dalla sorgente verso la tua mano posata nell’onda. Il presente, cioè, è un momento infinitesimale, sfuggente, tra il passato e il futuro; il tempo ci trascina nella sua corsa senza posa e senza respiro.

 

 

Pensieri e spiegazioni tratti da : Letteratura Italiana, Mario Pazzaglia, Zanichelli Editore